Yayoi Kusama a Parigi

In Francia una retrospettiva dell’artista giapponese.

La mia vita è un puntino perso tra migliaia di altri punti”.

Yayoi Kusama

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Al Centre Pompidou di Parigi si può ammirare la prima retrospettiva francese dedicata alla giapponese Yayoi Kusama: questa mostra è un omaggio all’artista che con la sua arte ha influenzato molto lo sviluppo dell’arte contemporanea. La capitale francese è solo la prima tappa del viaggio che questa esposizione toccherà: a seguire il Museo Reina Sofia a Madrid, la Tate Modern a Londra e il Whitney Museum of American Art a New York ed ogni città tratterà in maniera distinta il lavoro di Kusama. Esposti in mostra a Parigi centocinquanta lavori che ripercorrono cronologicamente le opere e i periodi dagli esordi ai giorni nostri, ossia dal 1949 al 2011. L’esposizione mette in luce il topos ricorrente nella carriera dell’artista: il punto.

Ossessiva allucinazione di un ricordo d’infanzia legato alla madre, il punto diventa motivo chiave della sua poetica. Dopo gli studi alla scuola d’arte di Tokyo, nel 1958 Kusama si trasferisce a New York dove ha inizio il periodo di massima sperimentazione: dalla pittura alla scultura, dalla performance al video, un crescendo di idee della società contemporanea entrano nell’arte. Le prime sperimentazione sono sul colore dove le grandi tele monocrome dichiarano l’intento ossessivo e maniacale della ricerca artistica intorno al punto.

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Dal 1961 Kusama inizia a produrre sculture composte da materiali tessili che assumono l’essenza dell’accumulazione, ossia di quel processo di reperimento e assemblaggio di oggetti e, nel caso di Yayoi Kusama, di articoli uguali a se stessi, incollati vicini e ripetuti all’infinito. L’esigenza di manifestare le sue ossessioni si attua in un’espansione che trova espressione nell’istallazione fino ad arrivare al 1966, data della prima performance. Sono gli anni che preludono il ‘68 e il clima trasgressivo politico e sessuale non può fare a meno di entrare nei suoi lavori e divenire arte: l’amore, il corpo, la politica e la società sono i temi che ricorrono in questa fase artistica. Dopo il rientro in Giappone nel 1973, Kusama turbata da un fragile stato mentale, realizza in questo buio periodo collages e morbide. Negli anni ‘80 e ‘90, l’artista giapponese inizia a creare polittici di grande formato, tele che suggeriscono l’espansione infinita del campo visivo e perseguono così l’idea di ripetizione e infinito. 

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In mostra sono presenti anche le installazione, di cui spicca quella realizzata nel 1993 per la Biennale di Venezia dove l’artista era stata invitata ad allestire il padiglione giapponese: si tratta di un’esperienza sensoriale all’interno di uno spazio che tende all’infinito grazie al processo di ripetizione dello specchio applicato su ogni parete.

La mostra, aperta fino al 9 gennaio, è un percorso dentro un’artista: Yayoi Kusama ha studiato, realizzato e vissuto l’arte, ha colpito per le sue ossessioni, ha impressionato con le performance, ha reso il pubblico partecipe del suo mondo grazie alle installazione.

Interessanti gli ultimi dipinti dell’artista: una serie di trentuno opere realizzate ponendo la tela orizzontalmente e dipingendo come nella tradizione della calligrafia orientale. All’età di 82 anni, la geniale Yayoi Kusama lavora dall’ospedale psichiatrico in cui è ricoverata. Questa esposizione racconta come le trasposizione allucinogene e ossessive dell’artista siano per lei la cura alla stessa malattia che l’affigge: un mondo a pois che altera la percezione del mondo creando rassicurante smarrimento nella continua ripetizione all’infinito. Yayoi Kusama, genio e follia. 

Centre Georges Pompidou, 10/10/2011 – 09/012012,  www.centrepompidou.fr

©Silvia Neri 2013

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